FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
END FEATURED POST
FEATURED POST
Cover Image

Web, Giornalismo e Pitruzzella

È aperta ormai già da qualche giorno, la battaglia mediatica che vede sul campo il Web, la libertà di giornalismo e Giovanni Pitruzzella (Presidente dell’Antitrust).

Come scopo principale di questa battaglia c’è la proposta di istituire un organismo o un network di organismi (come è stato definito) a livello statale e poi europeo, che faccia da controllore e quindi garante dei contenuti che circolano tramite la tecnologia Web.

Per Spcnet.eu tutto questo significa ridefinire il Web, o meglio smembrarlo dalla sua natura.

Come riporta RAINews, il motivo di questa proposta è da ricercare alla presenza o meno in Rete di notizie false, bufale e altri contenuti poco seri e certificati:

Il presidente dell’Antitrust ha reso nota la sua proposta in un’intervista al Financial Times spiegando che la lotta alle bufale in Rete è più efficace se viene svolta dagli Stati piuttosto che delegarla ai social media come Facebook. Di qui l’idea di un network di agenzie indipendenti, coordinate da Bruxelles e modellate sul sistema delle agenzie antitrust, che potrebbero rilevare le bufale, imporne la rimozione e, dove necessario, sanzionare chi le ha messe in giro. – Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Ue-piano-anti-bufale-di-Pitruzzella-non-si-deleghi-a-Facebook-d61527d2-38dd-410b-b88b-416554549b95.html
Noi di Spcnet.eu siamo un’organizzazione scientifica e di tecnologia, quindi tutto questo ci sembra a dir poco insensato, anzi pericoloso. O meglio, l’idea e il concetto sarebbe anche giusto, tutti utilizziamo filtri antiSpam nelle nostre quotidiane azioni, ma non rapportato alla politica, allo Stato o addirittura all’Europa, perchè il confine di tutto questo, con la censura è veramente strettissimo anzi invisibile.
Il 2017 dovrebbe essere il campo di battaglia più acceso di questa guerra, anche per via di una serie di avvenimenti che presupporranno l’utilizzo intensivo della Rete (elezioni politiche, campagna elettorale…), nel corso del quale infatti avremmo un riscontro preciso di cosa succederà.
Tutti (in Europa) durante l’anno e a cadenza quinquiennale soprattutto, parliamo tanto e ci vantiamo tanto nel mese di agosto per i vari compleanni del Web, per la prima pagina Web pubblicata in Italia del 1991, ma dietro queste considerazioni la politica non può entrare con tanta invadenza del mondo della Scienza e della Tecnologia, che sono state necessarie per avere, nel 1991, tale pagina web e tali strumenti ancora oggi indispensabili per tutto il mondo.
Ovviamente ci affidiamo alla memoria storica (più recente) che dovrebbe insegnare tante cose, riferendoci alla Cina.
Nella Repubblica Cinese Internet non è come lo immaginiamo noi, è un mondo governato interamente dalla politica, sotto precise regole stabilite da pochi e i contenuti sono tutti filtrati dallo Stato.
Esiste un solo social network che si chiama WeChat, all’interno del quale i cinesi vivono la propria quotidianeità, leggendo notizie sicure, parlando in conversazioni che vengono controllate e scrivendo contenuti che qualcuno ogni giorno conserva e verifica.
WeChat è interamente controllata, pubblicizzata e manipolata dallo Stato.
Ecco questo non è Web. Questo è solo comunicazione mediatica di massa unilaterale.
La storia cinese dovrebbe aprire gli occhi a tutti gli internauti di tutto il mondo che vogliono che il Web esista ancora oggi.
Spcnet.eu crederà sempre e comunque che qualsiasi proposta, accolta o respinta, non riuscirà in ogni caso a governare una tecnologia così pura e multidirezionale. Se un tribunale bloccherà un social network, ne nasceranno sicuramente altri venti che offriranno servizi sempre migliori e sempre più liberi.
Inoltre vogliamo credere che l’Europa e l’Italia, nel nostro caso, non penseranno che sia necessario un tribunale speciale, per governare verità o falsità dei contenuti al quale ogni giorno siamo sottoposti. Vogliamo pensare che i politici e i nostri governatori si fidino ancora delle nostre menti, della nostra intelligenza, che è alla base della natura del Web.
Per mezzo di questa intelligenza si deve scindere cosa è vero e cosa è falso, cosa è giornalismo e cosa è bufala. Non per mezzo di un’Ente che lo stabilisce al posto nostro, al posto del singolo cittadino.
Chi ama il Web crederà sempre che non saremo mai tutti cinesi, perchè il Web stesso, per fortuna, se lo vogliamo davvero, ce lo consentirà sempre.
END FEATURED POST
FEATURED POST
Cover Image

Il “Remote” è morto. Lunga vita al Distributed

remote-distributed-2xLa parola “remote” viene utilizzata con accezione negativa: indicando qualcosa o qualcuno che è molto lontano, isolato. Qualcosa o qualcuno che è in contatto con la realtà di come stanno realmente le cose.

Se ci immergiamo nella realtà dello sviluppatore di software e pensiamo al termine remote, ci viene in mente sicuramente l’accesso a una macchina che sta al di fuori della nostra portata, della nostra vista, ma che comunque può essere controllata. La comunicazione in questo caso è unidirezionale.

Il termine remote si concentra sul fatto di dove il membro del team si trovi. Non affronta il tema su ciò che c’è da fare per il team, o su come deve essere fatto. Il dove è del tutto irrilevante per il lavoro.

Per contro, il termine distributed, si presta naturalmente a pensare a quello che deve essere fatto e come fare per farlo insieme.

La comunicazione in un team distributed non è unidirezionale, non è nemmeno bidirezionale, è n-direzionale in quanto ogni individuo qui decide come lavorare insieme verso un obiettivo comune.

Un’organizzazione passando dall’aver lavoratori remoti al modello distribuito, aiuta i teams a distinguere la mentalità remota contro quella in-office.

In un modello remoto, è comune per coloro che sono in un ufficio (che possono benissimo essere lontani dalla sede di lavoro) chiedere, “perchè quella persona arriva a lavorare da casa (o da spazio di co-working) e io devo essere in ufficio?” È anche comune che un lavoratore a distanza si senta lasciato fuori dal giro perchè la comunicazione avviene maggiormente di persona.

Il passaggio da pensare a persone come “remoto” a squadre, essendo distributed teams, ci permette di semplificare la comunicazione, creare collegamenti più forti, espandere i candidati che assumiamo in modo da trovare la soluzione migliore per le nostre squadre, non solo con il talento “locale”.

Le caratteristiche dei distributed teams sono:

  • come lavoriamo è la forza trainante del nostro successo (non dove lavoriamo);
  • avere obiettivi concreti e realizzabili;
  • comunicazione chiara e focalizzata;
  • autogestione individuale che contribuisce in modo equo al successo della squadra.

Vediamo invece cosa non è il concetto di distributed teams:

  • un’opportunità di sottrarsi alla responsabilità;
  • un modo per uscire dall’essere parte di un gruppo;
  • la possibilità di evitare riunioni o di essere in mezzo alla gente.

Il modello distribuito ci permette di fare il nostro lavoro migliore quando i nostri corpi e le menti stanno meglio, piuttosto che doverci sentire dei “culi sulla sedia dalle 9 alle 17, per poter essere notati”.

Come le nostre tecnologie diventano più distribuite (come già sono), così le nostre squadre che diventando distributive facilitano la nostra capacità di pensare a come funziona il nostro software (e come può essere migliorato), e come il nostro software funziona aiuta a modellare il modo in cui i nostri teams cambiano in modo efficace i nostri prodotti verso il loro scopo finale.

Quindi questo è un invito a unirvi nel nostro viaggio verso l’eliminazione dell’idea di lavoratori remoti e abbracciare l’idea di teams distribuiti. Nei prossimi mesi pubblicheremo sicuramente retrospettive di quello che abbiamo visto (nelle organizzazioni) e come ha funzionato per i loro teams.

Vi invitiamo ad unirvi a noi a fare lo stesso utilizzando il tag #distributedteams per condividere ciò che avete visto voi stessi o provato, cosa ha funzionato e che cosa non è andato bene come speravate.

Non siamo in remoto. Non siamo in ufficio. Siamo distribuiti.

END FEATURED POST
intopic.it